| La ragione per cui ho scelto di presentare Betty Zanelli su CyberItalian è che mi ha sempre colpito e divertito la maniera in cui questa artista "gioca" con degli stereotipi legati a una certa cultura italiana. La cultura italiana, come tutte le culture forti, è carica di stereotipi; manipolarli, ridiscuterli e giocarci è l'unico modo per mantenere una cultura viva e sana. |
| Nei lavori di Betty Zanelli si trovano elementi che non sono nuovi al discorso dell'arte moderna: santini, candele, cuscini, materiali riciclati, atmosfere religiose o politche. Ciò che trovo interessante sono il gusto e la delicatezza (che mi viene quasi da definire italiani) con cui l'artista ha unito questi elementi, e il fatto che li ha riportati e installati, oltre che in musei e gallerie, anche nelle chiese. Ha preso gli stereotipi, li ha manipolati e li ha "rilanciati" nella vita, affinché venissero, eventualmente, ripresi, ridiscussi e "lanciati" nuovamente in un ciclo continuo. |
| Vi lascio ora a "godervi" le immagini e a leggere alcune note, dell'artista stessa, sui propri lavori: |
| "...il confessionale è certamente un luogo che, nel tempo, si è caricato dei sentimenti, delle paure, delle emozioni e dei dolori più profondi dell'uomo... Le suggestioni evocative di questa installazione non provengono soltanto dai cuscini ammassati all'interno del confessionale, ma anche e soprattutto dagli oggetti posti negli spazi laterali, note e parole del cuore che narrano dell'amore e del dolore di tutti gli uomini." |
| "...L'installazione presentata ad Aura Aurea, è la ricostruzione di una cappella dedicata a Santa Dimenticata, la figura alla quale sto dedicando parte della mia ricerca artistica. In quest'opera, la stratificazione di tempo e di immagini e la capacità evocativa che determinati oggetti e simboli hanno sull'osservatore rendono leggibile un nuovo messaggio..." |
| "... A Cavriago, un paesino vicino a Reggio Emilia... in una piazza appena fuori dal centro si trova un busto di Lenin. Il monumento è diventato un'icona: rappresenta il rifiuto di un popolo di rinnegare il proprio passato e il valore delle proprie memorie... L'installazione si è sviluppata intorno ad un simbolo e ad un ideale abbandonato... La falce e il martello, parte di una lunga tradizione simbolica italiana, hanno rappresentato per tanti anni quell'ideale..." |
"...Non è un caso infatti che il titolo dell'installazione sia PUBLIC DOMAIN, in italiano pubblico dominio, da intendersi prima di tutto come cosa accessibile a tutti, di dominio pubblico, non segreta, come appunto i simboli religiosi, le immagini devozionali legate alla religiosità popolare, i luoghi noti e anche, evidentemente, l'opera d'arte che viene quasi ad assumere lo stesso valore..." |
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