| "Ho sempre pensato che nell’anima di tutti noi, in qualche modo, ed in gradi diversi, esista un vuoto. Questo vuoto ci chiama, come un istinto, e ci fa fare delle scelte, giuste o sbagliate; si mostra e si nasconde. Attraverso la vita, tutti noi cerchiamo di capire qual è il nostro vuoto e, possibilmente, cerchiamo di riempirlo. Alcuni riescono ad intuirlo, altri rifiutano di vederlo. |
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Io voglio riempire il mio vuoto, dopo aver cercato per tanti anni di capirlo, e aver scoperto che in fondo stavo solo cercando un padre, il mio autore; io, burattino di legno nato solo per magia. Ma poi, ho veramente bisogno di un padre? In fondo, io sono cresciuto lo stesso senza la sua guida. Ma perché allora ho così bisogno di capire chi mi ha fatto nascere?" |
| Carlo Filippo Lorenzo Giovanni Lorenzini, nasce a Firenze il 24 novembre 1826. Il padre è cuoco e la madre sarta: Carlo è il primo di dieci figli. Come spesso accadeva allora, nelle famiglie povere e numerose, alcuni figli venivano affidati ai parenti per dividere il peso economico della loro crescita. E Carlo frequenta le classi elementari a Collodi, dove abita presso gli zii materni. Gli anni passati in questo paesino toscano lo segnano talmente che "Collodi" diventerà, in futuro, il suo pseudonimo. |
| La famiglia Lorenzini versa in gravissime condizioni economiche, ma Carlo, grazie all’aiuto del marchese Ginori e della famiglia della madre, Angela Orzali, riesce a entrare in seminario, studiare e diventare giornalista. Nel 1848 fonda il giornale satirico "Il Lampione" e allo stesso tempo inizia la sua carriera nella pubblica amministrazione. |
| [ ] Nel 1856, quando decide di farsi romanziere per burla e pubblica la sua prima commedia, "Gli amici di casa", Carlo Lorenzini è ormai in salvo dalla povertà amarissima che ha segnato la sua infanzia e i suoi primissimi anni giovanili […] Sebbene l’anedottica corrente […] ami rappresentare Collodi, nella sua veste di impiegato pubblico, come uomo svogliato, insofferente della gerarchia e della disciplina, egli deve essere stato in realtà saldamente protetto […] stimato ed equamente valorizzato dai suoi superiori […] a giudicare dalla carriera percorsa: una carriera più che dignitosa […] A dispetto però della sua poliforma attività e dei conseguenti, non disprezzabili guadagni, Collodi si dibatte spesso in difficoltà economiche dovute alle perdite al gioco […] Ma al di là della proliferazione anedottica, il gioco ha costituito realmente una scabrosa presenza nella vita di Collodi, almeno fino agli anni della piena maturità; il gioco e lo squallore angoscioso del denaro che manca e che bisogna trovare in fretta […] Fu il bisogno di sottrarsi all’incontrastata tentazione del gioco, il desiderio di abbandonare per un po’ una routine […] a motivare la sua breve fuga da Firenze e la sua partecipazione alla seconda guerra d’indipendenza [ ] (1) |
| [ ] La ragione di questo allontanamento di Lorenzini da Firenze è con ogni probabilità sentimentale, come indica il Collodi Nipote: "tra tanti amori più o meno fatui e fragili egli dovette averne uno veramente serio, che, se fosse stato possibile, avrebbe ridotto lo scapolo impenitente… a prender moglie." Carlo, piacente e passionale, s’innamorò infatti di una signora fiorentina, o residente in questa città, che, proprio per il fatto di essere sposata non ebbe la forza di lasciare per lui il marito e i due figli maschi […] Dalla relazione nacque una bambina, che pare aver poi avuto in sorte una morte precoce [ ] (2) |
| il passare del tempo Collodi si placa, si "imborghesisce" e continua a scrivere, scrivere e scrivere. Nel 1881 inizia la pubblicazione a puntate della "Storia di un Burattino" sul "Giornale per i Bambini". Il 25 gennaio 1883 si conclude la pubblicazione a puntate con il nuovo titolo "Avventure di Pinocchio". |
| [ ] È innanzitutto il mestiere giornalistico all’origine della continua frammentazione tematica, della volubilità ed estemporaneità di interessi che caratterizzano, nell’insieme, tutta la scrittura di Collodi [ ] (3) |
| 1890. Esce la quinta edizione di "Le Avventure di Pinocchio". Il 26 ottobre Collodi muore "in seguito a rottura di aneurisma". |
| [ ] Il suo fisico era giunto al limite, e non solo per gli stravizi; [ ] allindomani i cronisti lo ricorderanno ad esempio "tra i migliori giornalisti contemporanei" [ ] (4) |
| [ ] È Collodi Nipote ad informarci che Paolo Lorenzini [fratello di Carlo n.d.r.] " rivedendo le carte che [Carlo] aveva lasciate trovò una quantità di lettere che aveva gelosamente conservate. Leggendone alcune, che avrebbero potuto compromettere signore ancora viventi e molto note, egli prese la decisione di dar tutto alle fiamme senza leggere le altre. Ma con quelle andarono alle fiamme anche lettere scritte al Collodi da compagni di fede politica, da amici giornalisti ed artisti, che avrebbero potuto costituire un preziosissimo epistolario capace di mettere in maggior luce e valore l’attività politica, giornalistica ed artistica di Collodi [...] (5) |
" E così questo è il mio vero padre: non il falegname Geppetto, ma lo scrittore irrequieto Collodi. Padre e autore, con tutti i suoi sbagli, le sue verità, la sua passione e la sua vita. Forse anche lui cercava di riempire il vuoto della sua anima... Ma perché abbiamo così bisogno di capire noi stessi? Sarebbe talmente facile essere solo dei burattini." |
Bibliografia: |
| 1) "Introduzione
a Collodi" di Bruno Traversetti, Laterza 1993, pag 58,
60, 61 2) "Collodi Opere" di Daniela Marchesini, Mondadori 1995, pag LXXXIX 3) "Introduzione a Collodi" di Bruno Traversetti, Laterza 1993, pag 65 4) "Collodi Opere" di Daniela Marchesini, Mondadori 1995, pag CXXIII 5) "Collodi Opere" di Daniela Marchesini, Mondadori 1995, pag CXXIII |
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