ITALIANI E ITALO-AMERICANI
"Gli italo-americani sono più americani" dice Michele Del Monico, assistente di volo alla Delta sul percorso New York-Roma. Michele, un cinquantenne che lasciò l'Italia da ragazzo e ancora parla un buon italiano, si situa a metà tra un paese e l'altro. "Io mi sento americano al 100% negli USA, e italiano al 100% in Italia. Ma la gran parte di italo-americani sono stranieri in Italia." |
| Secondo lo scrittore Robert Viscusi, gli immigranti italiani fino alla seconda guerra mondiale erano considerati poveracci e criminali, venivano chiamati "dago", ed erano spinti a sentirsi italiani. Little Italy era il loro passato, il punto d'incontro degli espatriati dalla grande madre Italia. Quando la madre Italia venne sconfitta nella guerra, divenne passato. Little Italy si trasformò nel nuovo futuro, e i suoi italiani divennero gli italo-americani. |
| Più del 70% si identifica con la denominazione italo-americano, dimostrando la coesione etnica più elevata tra gli immigranti europei. Ma non per molto ancora, secondo il giornalista Furio Colombo, residente a New York dal 1959: "se l'italianità non è ancora scomparsa, lo sarà tra breve. La doppia identità di immigranti persiste, mentre la nuova identità americana ha difficolta a manifestarsi." |
| In realtà nella New York multi-etnica l'identità razziale non ha una tale rilevanza per un europeo bianco. Un sociologo italo-americano parla di "crepuscolo della nostra etnia. Viviamo in quartieri misti, sposiamo non italiani, veniamo assimilati allo stesso modo di altri gruppi etnici." |
| Gli italo-americani comunque, pur partecipando alla costruzione dell'America, mantengono qualcosa di particolare. Il senso della famiglia, la lingua, il cibo, la musica, lo stile di vita, la curiosità per l'Italia. In conclusione, l'assimilazione nel nuovo paese non significa necessariamente la perdita della propria identità etnica. |
IL "MELTING POT" E IL MULTICULTURALISMO L'è perplessa. Che fare con l'immigrazione, generalmente considerata il problema principale dell'anno 2000? Creare una trincea lungo la frontiera per fermare le orde? Aprire i cancelli e si salvi chi può? Investire massivamente nel terzo mondo? |
| Ci si domanda se l'esperienza americana offre risposte all'Europa? Gli USA non sono l'Europa, anche se la maggioranza di americani è di origine europea. Se si chiede a un europeo cosa è, può rispondere "francese" o "danese", e si è soddisfatti. Se si fa la stessa domanda negli USA, "americano" non è sufficiente. È solo una cittadinanza. Ci vogliono più informazioni. Come ad esempio irlandese, russo o italiano. |
| L'idea di America come crogiolo di Dio fu coniata in una commedia di Israel Zangwill nel 1908, "The Melting Pot". Un Dio che trasformava in americani quei cinquanta gruppi di immigrati in attesa a Ellis Island, con le loro cinquanta lingue e storie diverse, i loro odii e rivalità. Zagwill immaginò l'americano che un giorno sarebbe uscito dal crogiolo come il vero Superman. "The Melting Pot" riscosse successo perché rassicurava la gente che l'esperimento "americano" sarebbe riuscito. Il problema è che ciò non è accaduto. |
Nella storia dell'America il mescolamento finale di tutte le razze è sempre sembrato quasi raggiungibile. E invece continuano ad arrivare razze diverse. E New York ne assorbe la maggioranza. Gli irlandesi e i tedeschi, gli ebrei e gli italiani, i neri e i portoricani, gli asiatici, i sud-americani, i russi. Se l'immigrazione di massa dall'Europa è finita, continua quella di haitiani e cubani, coreani e messicani. Il colore etnico della New York di oggi è sorprendente; una babele di lingue e culture che ne fanno la città più ricca di varietà culturale ma anche la più difficile da gestire. |
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