| Per
la prima volta questa edizione della Biennale
del Whitney Museum, nota rassegna di arte
contemporanea americana, ha aperto le
porte ad artisti stranieri, grazie ad
un nuovo regolamento che permette l'ammissione
anche di artisti che, benché non
cittadini americani, risiedono negli Stati Uniti la maggior parte del tempo. Francesco Clemente è uno dei pochi esempi e l'unico italiano. |
| Clemente ha raggiunto una buona notorietà negli Stati Uniti, dopo esservi stato introdotto all'inizio degli anni ottanta da Achille Bonito Oliva come membro del gruppo della Transavanguardia. È qui rappresentato da un grande numero di pastelli a soggetto erotico. Il corpo è stato il principale interesse di Clemente durante tutta la sua carriera, visto o come feticcio sessuale o come veicolo di autoespressione tramite la sua ossessione costante con il ritratto. Il corpo è stato attentamente analizzato, feticizzato e rappresentato in modi fantastici e alle volte violenti. La simbologia implicita nella disintegrazione delle membra è collegata ad una spiritualità primordiale, e nelle parole dello stesso Clemente, ad un misticismo orientale a cui egli si è avvicinato soprattutto da quando passa parte dell'anno a Madras, in India. |
| Già negli anni settanta il corpo era il suo precipuo campo d'indagine, anche se a quel tempo Clemente come mezzi per investigarsi usava la fotografia e l'immagine incorniciata - chiaramente collegandosi al clima concettuale di quegli anni - tutte strategie dopo abbandonate. Clemente ha spesso associato il corpo umano ad animali e elementi astrologici, come la luna, il sole o la terra, forse al fine di suggerire una universalità cosmica. Eppure, al tempo stesso, questa iconografia sembra anche celebrare la unicità del corpo umano all'interno di quella universalità. Il corpo infatti viene rappresentato sofferente o trionfante; cioè o mentre fisicamente sostiene i mali dell'umanità o dopo averli superati. Anche se qui un riferimento alla mitologia cristiana è chiaro, Clemente, al più dogmatico approccio delle religioni occidentali, preferisce la più libera e cosmica spiritualità delle filosofie orientali. |
| Il candido stupore di fronte alla potenzialità del corpo umano visibile nei lavori iniziali (come Luna, 1980) col tempo lascia comunque spazio ad un approccio più freddo e stilizzato (come in Contemplazione, 1991), che spesso nasconde un'implicita violenza. Il corpo ha perduto la sua interezza e alla fine di una penosa catena presenta le sue componenti essenziali allo spettatore. |
Incredibile è sempre la destrezza di Clemente nel disegno, la sicurezza con la quale incarna il significato, senza alcuno sforzo apparente, attraverso poche linee. Eppure la disintegrazione, sempre in bilico tra narcisismo e nichilismo, non può dirsi ricomposta in una finale integrazione trascendente. Inoltre, il ricorrente ed aggressivo eroticismo femminile, benché voglia richiamare un feticismo primordiale che privilegia la funzione materna della donna, in realtà semplicemente ristabilisce la dicotomia classica donna/natura, uomo/cultura. Se in Contemplazione l'uomo presenta il suo attributo sessuale connesso a il teschio o cervello, in Musica da camera (1994-95, al Whitney) la donna stessa viene trasformata in una vagina gigante. All'eloquenza delle immagini possiamo anche aggiungere le implicazioni - neanche troppo sottili - dei titoli: mentre il primo si riferisce al processo intellettuale della contemplazione, il secondo allude al troppo antico che associa la musica al piacere erotico. I disegni di Clemente nella grande sala del Whitney Museum trionfano già per lo splendore della linea, la sofisticatezza del colore e la straripante sensualità. Non hanno bisogno di essere investiti di più elevati significati. |
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