| L'intellettuale cittadella di Parma ha tre eroi: il pittore Correggio, il compositore Giuseppe Verdi e il direttore d'orchestra Arturo Toscanini. I parmensi parlano dei loro eroi come se fossero ancora vivi, a passeggio fra di loro nelle antiche strade di pietra. Il passato è sempre presente in questa moderna città medievale. |
![]() Parma: duomo |
| "La Certosa di Parma" è l'unico romanzo di Stendhal che non sia ambientato al presente. Egli scelse Parma come "luogo prediletto in cui imporre il passato sul presente". Per lo scrittore francese la rinascimentale "cour de Parme" era il simbolo della vita di corte in generale. Oggi Parma riflette ancora questa confusione temporale, in cui il passato sembra presente mentre, a volte e in alcuni posti, il presente è assente. |
| Per la sua ricerca di un'esistenza al passato, Stendhal trovò risposte adeguate nelle opere del suo pittore favorito, Correggio, il quale dipinse anche le figure più importanti velate nella nebbiolina che avvolge Parma molti mesi all'anno, cosicché anche queste sembrano essere distanti. Convinto che nessun francese potesse capire Correggio e il suo tempo, Stendhal traspose Correggio in letteratura e la Parma del XVI secolo nell'era napoleonica. |
| Il colosso
della Parma Farnese
Il visitatore sale la grande scalinata del magnifico palazzo Pilotta, costrito da quell'alchimista, sensuale, amletico, primo Duca Farnese di Parma, che fu Ranuccio I. Il visitatore si muove, egli crede, verso l'entrata della più nuova, ultra-moderna galleria d'Italia. Ma invece, entra in un enorme, incomprensibile spazio che arriva da un luogo remoto del passato: egli si ferma all'improvviso, meravigliato e disorientato, perché la silenziosa e apparentemente abbandonata reliquia del passato è un vero "colpo di scena". |
![]() Teatro Farnese |
| Il fantasma del teatro Farnese, negli interni del palazzo Pilotta, serve da entrata e iniziazione alla Galleria d'Arte di Parma, che inizia ben oltre il vasto palcoscenico che si innalza a 60 metri di distanza. "Fantasma", perché il teatro è rimasto per la maggior parte del tempo chiuso, sin dal trionfo della sua apertura, il 21 dicembre 1628, per la celebrazione di un matrimonio e la creazione di un vincolo fra le famiglie dei duchi Farnese di Parma e dei Medici di Firenze. |
![]() Palazzo della Pilotta |
| Il nuovo teatro meravigliò tutta l'Europa aristocratica che partecipò all'inaugurazione; si assistette a una stupenda esecuzione di sei ore di "Mercurio e Marte" con la musica di Monteverdi e le migliori voci europee, spettacolari macchinari teatrali, battaglie nell'arena riempita d'acqua e tutti gli dei dell'Olimpo. Uno spettacolo rinascimentale di cui si ebbe eco in tutte le cronache del tempo. |
| Il progetto del teatro Farnese divenne famoso addirittura prima che il teatro aprisse. Era la Bibbia dei teatri e la sua pianta fu attribuita da molti a Palladio o a Bernini. Il Teatro Reale di Vienna ne copiò i loggioni e più tardi i teatri francesi ne studiarono la tradizione scenica barocca. |
| Eppure, sebbene esso fosse ritenuto come il più maestoso teatro europeo, il Farnese rimase principalmente un oggetto d'arte visiva. Poco dopo la sua inaugurazione, cominciò la decadenza della famiglia Farnese. Le commemorazioni per l'ascesa al potere della famiglia dei Borboni a Parma furono solo la quinta rappresentazione tenuta nel teatro in oltre un secolo. Dopo di che, chiuse per altri 200 anni prima di ospitare nuovamente nel 1913, le celebrazioni per il centenario della nascita di Giuseppe Verdi. |
| Dopo che una bomba distrusse il teatro durante la seconda guerra mondiale, sembrò che fosse definitivamente finito. Tuttavia, nel 1962, i parmensi, insicuri senza il loro teatro, lo restaurarono, ma solo perché rimanesse in silenzio e abbandonato nel centro della Parma moderna, quasi che fosse un "giocattolo per giganti". |
| Oggi appare come una conchiglia vuota, uno spirito del passato. Ma in realtà fu sempre una conchiglia. Nacque classico; il suo spazio originale era lungo 87 metri, largo 12 e alto 22. E tutto in legno. Gli spettatori del XVII secolo sedevano nei loggioni non sulle gradinate. Gli attori occupavano il palco, l'arena e la scalinata. Fu soprattutto un teatro rinascimentale di illusioni, un labirinto dove gli attori e gli spettatori si confondevano, dove figure di principi dipinte si assimilavano alle figure reali e le immagini degli attori dipinte sui soffitti guardavano il loro doppio reale che recitava nell'arena. Un gioco di specchi. Si era all'interno e all'esterno. Una confusione di teatro e vita. |
| Il visitatore di oggi non rimane meno stupito. Nonostante i 360 anni di quasi completa solitudine, il teatro Farnese conserva le tracce di un'antichità che Stendhal dipinse nella sua Parma. Niente e nessuno, né gli spettatori che siedono oggi sulle sedie dell'arena, né i precedenti concerti dell'orchestra di Arturo Toscanini, può eliminare il mistero del teatro Farnese. |
| (continua) |
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